Alle sei del pomeriggio, quando il sole di agosto smette finalmente di essere un nemico, le colline del Chianti si accendono di un colore che nessuna fotografia rende davvero: l'oro vecchio delle foglie di vite che iniziano a maturare, con l'aria che improvvisamente sa di terra bagnata e resina secca. È il momento in cui i produttori escono in vigna a controllare gli acini, e in cui i pochi viaggiatori che conoscono questi orari li seguono in silenzio, senza disturbare, con un bicchiere ancora in mano dalla degustazione appena finita. Mentre l'Italia balneare si gioca l'ultimo ombrellone libero e le code in autostrada verso la costa si allungano di chilometro in chilometro, esiste un'altra Italia che d'agosto vive un momento di grazia raro: quella delle strade del vino, dove le colline si svuotano di turisti di passaggio e si riempiono di chi il vino lo fa, lo studia o semplicemente lo beve con calma.
Le quattro regioni che seguono — Toscana, Piemonte, Lombardia e Sicilia — non hanno in comune soltanto la vite. Hanno in comune il fatto di essere, in piena estate, molto più vivibili delle loro vicine di mare: temperature che scendono di qualche grado appena si sale di quota, ristoranti che non serve prenotare tre mesi prima, e un'idea di viaggio che assomiglia più a un cammino lento che a una lista di cose da spuntare.
Il Chianti non è solo Toscana da cartolina
Tra Greve in Chianti, Radda in Chianti e Panzano si estende il cuore del Chianti Classico, riconoscibile dal simbolo del gallo nero sull'etichetta e regolato da un disciplinare che risale al 1716 — uno dei confini vinicoli delimitati più antichi al mondo. Bisogna che tu prenoti con almeno tre settimane di anticipo se vuoi visitare le cantine più note, perché ad agosto i posti per la degustazione delle 11 o delle 18 — gli orari migliori, quando il caldo non stordisce il palato — si esauriscono in fretta. Una visita con assaggio di quattro o cinque etichette costa in media tra 25 e 45 euro a persona, cifra che sale se nel percorso è incluso un tagliere di pecorino e salumi locali.
Conviene evitare le cantine più fotografate sui social e puntare su una piccola azienda a conduzione familiare, magari fuori dalla strada principale: si spende meno, si beve meglio e si può parlare per venti minuti col vignaiolo invece che ascoltare una guida che ripete lo stesso copione a gruppi di quaranta persone arrivati in pullman. Da evitare, se possibile, il weekend di Ferragosto: non tanto per il prezzo quanto perché le cantine più piccole, quelle dove la visita ha ancora senso, in quei tre giorni chiudono per riposare loro stesse.
Le Langhe, patrimonio UNESCO che si beve
Qui il tempo sembra essersi fermato al 1980, e va bene così.
Le colline tra Barolo, La Morra e Serralunga d'Alba sono entrate nella lista UNESCO nel 2014 come paesaggio culturale, e a differenza di altri siti riconosciuti dall'organizzazione restano stranamente poco affollate d'estate. La Marchesi di Barolo, fondata nel 1807, offre percorsi guidati nelle cantine storiche scavate nella roccia, dove la temperatura resta costante intorno ai 14 gradi anche quando fuori se ne toccano 32. Ceretto, con la sua cantina panoramica di Bricco Rocche, propone invece degustazioni all'aperto con vista sui vigneti di Nebbiolo che a fine agosto cominciano già a colorarsi di rosso. L'unico neo, se vogliamo chiamarlo così, è che ad agosto il tartufo bianco non c'è ancora — quello arriva a ottobre, con la fiera di Alba — quindi chi sogna l'abbinamento vino-tartufo dovrà accontentarsi della sola parte liquida del sogno, che comunque non è affatto poco.
Meglio muoversi la mattina presto o dopo le cinque del pomeriggio: le Langhe non hanno il mare a rinfrescare l'aria, e a mezzogiorno tra i filari il caldo si fa sentire quanto sulla costa ligure, solo senza la brezza a compensarlo.
Franciacorta, le bollicine che costano la metà dello Champagne
A un'ora da Milano, tra le colline moreniche che degradano verso il lago d'Iseo, la Franciacorta produce spumante con lo stesso metodo classico dello Champagne — rifermentazione in bottiglia, non in autoclave — ma a un prezzo che raramente supera i 25 euro per un'etichetta di buon livello. Ca' del Bosco e Bellavista restano i nomi più conosciuti fuori regione, con cantine che organizzano tour tecnici sulla produzione e degustazioni verticali di annate diverse; una visita completa costa in genere tra 20 e 35 euro, prenotabile online con pochi giorni di anticipo, molto meno rispetto ai tempi richiesti in Champagne.
Qui la strada del vino si intreccia bene con l'acqua: dopo la visita mattutina a una cantina, conviene scendere verso Iseo o Sulzano per un tuffo nel lago e un pranzo a base di pesce d'acqua dolce, tinca al forno soprattutto, che qui è quasi un rito. È uno degli itinerari più equilibrati d'Italia per chi vuole abbinare vigneti e refrigerio senza guidare per ore.
L'Etna, dove il vino nasce a mille metri
In Sicilia, mentre le spiagge di Taormina si riempiono fino all'ultimo centimetro di sabbia, sul versante nord dell'Etna i vigneti salgono fino a 900-1000 metri di altitudine, tra i comuni di Passopisciaro, Randazzo e Milo — quest'ultimo unico territorio dell'isola autorizzato a produrre l'Etna Bianco Superiore DOCG. Il suolo vulcanico, ricco di minerali e cenere, regala ai vini rossi da uva Nerello Mascalese una struttura che i sommelier paragonano ormai apertamente al Pinot Nero di Borgogna, anche se il paragone fa storcere il naso a più di un produttore locale, convinto che l'Etna non abbia bisogno di specchiarsi in nessun'altra regione per avere un valore proprio.
La Barone di Villagrande, fondata nel 1727 e ancora gestita dalla stessa famiglia dopo undici generazioni, è probabilmente la cantina più antica dell'Etna e organizza visite che includono una passeggiata tra i vigneti terrazzati, con muretti a secco costruiti a mano decenni fa. Una degustazione con quattro vini e un piatto di formaggi locali costa intorno ai 30 euro. Meglio arrivare in auto propria: i mezzi pubblici tra i vari comuni vulcanici sono scarsi e imprevedibili, e affidarsi solo a quelli rischia di far saltare la giornata.
Prima di partire: orari, prenotazioni e buon senso
- Prenotare sempre in anticipo, soprattutto ad agosto, quando molte cantine lavorano su turni fissi per non sovraccaricare le sale di degustazione
- Evitare le ore centrali della giornata, tra le 13 e le 16, quando il caldo rende poco piacevole camminare tra i filari e anche il palato ne risente
- Designare sempre un conducente che non beva, perché le strade di collina sono strette e spesso senza guardrail, e i taxi in queste zone sono rari — c'è chi organizza il giro con un autista privato per l'intera giornata, spendendo tra 150 e 250 euro a seconda della distanza percorsa, cifra che diventa ragionevole se divisa tra quattro o cinque persone
- Portare acqua e uno spuntino salato, perché tra una cantina e l'altra possono passare ore, e le degustazioni a stomaco vuoto stancano più del previsto
C'è poi una regola non scritta che vale ovunque, in tutte e quattro le zone: le cantine più interessanti raramente sono quelle con il parcheggio pieno di pullman. Chiedere consiglio al primo produttore visitato — quasi sempre conosce il vicino di vigna che lavora bene e riceve pochi visitatori — resta il modo più affidabile per costruirsi un itinerario che non assomigli a quello di tutti gli altri, e che valga la pena raccontare al ritorno molto più di uno scontrino da resort all inclusive.
Alla fine di una giornata così, con le mani ancora leggermente profumate di vinaccia e il sole che scende dietro l'ultima fila di filari, capita spesso di chiedersi perché non si sia scelta questa strada anni prima, invece della solita fila per il traghetto o dell'ombrellone numero 214 in terza fila dal bagnasciuga.