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Laghi alpini e rifugi in quota: la fuga dal caldo che le Dolomiti offrono

Quando il caldo diventa insopportabile in pianura, i laghi alpini delle Dolomiti e delle Alpi restano freschi e quasi vuoti. Ecco dove andare, quali rifugi prenotare e quando partire.

Laghi alpini e rifugi in quota: la fuga dal caldo che le Dolomiti offrono

Alle undici del mattino, a Milano il termometro segna già trentaquattro gradi e l'asfalto di corso Buenos Aires restituisce calore come una piastra elettrica. Nello stesso momento, sul sentiero che sale dal Passo Tre Croci verso il Lago di Sorapis, a millenovecentoventotto metri, l'aria è ferma sui dodici gradi, e chi sale in maglietta se ne pente dopo il primo tornante in ombra. È questa la distanza reale tra la pianura padana e le Dolomiti d'estate: non chilometri, ma un dislivello che vale più di qualsiasi ventilatore.

Quando in pianura si respira male, la montagna cambia scala

Il meccanismo è semplice e i meteorologi lo chiamano gradiente termico verticale: la temperatura scende in media di circa sei-sette gradi ogni mille metri di altitudine, salvo inversioni termiche nelle prime ore del mattino. Tradotto in pratica: se a Verona o Bologna il termometro tocca i trentacinque gradi a metà luglio, un rifugio a duemila metri come il Vandelli o il Pian de Fiacconi si trova tranquillamente tra i quindici e i venti, con notti che scendono spesso sotto i dieci. Non serve andare a caccia di record: bastano due o tremila metri di quota per uscire dalla cappa di afa che stagna sulla Val Padana da giugno a settembre. Chi abita a Torino, Milano o Bologna lo sa bene: le notti tropicali, quelle in cui il termometro non scende sotto i venti gradi nemmeno all'alba, si sono moltiplicate negli ultimi dieci anni, e dormire bene in città a fine luglio è diventato quasi un'impresa. In un rifugio come il Pian de Fiacconi, ai piedi della Marmolada, la temperatura notturna scende regolarmente sotto i dieci gradi anche nella settimana di ferragosto, e una coperta di lana diventa più utile del ventilatore lasciato acceso in città. È un cambio di scala che si sente nel corpo prima ancora che sul termometro: il respiro si allarga, il sonno torna profondo, e la spossatezza che accompagna le giornate afose scompare nel giro di poche ore.

C'è poi un secondo fattore che pochi considerano: l'umidità relativa in quota è nettamente più bassa, quindi anche quando il sole picchia a mezzogiorno il caldo percepito resta gestibile. Chi soffre l'afa più del caldo secco — e in Italia sono in molti — trova in un rifugio dolomitico o alpino un sollievo che il mare non offre, perché il mare aggiunge umidità, non la toglie.

Il Lago di Braies non è più un segreto: ecco dove andare invece

Il problema di Braies non è il lago: è chi ci va insieme a te.

Il Lago di Braies, in Val Pusteria, resta uno specchio d'acqua smeraldo genuinamente spettacolare, ma da quando è diventato location di serie TV e meta fissa dei pullman turistici, l'accesso in alta stagione richiede la prenotazione obbligatoria del parcheggio e code che partono prima delle sette del mattino. Se l'obiettivo è sfuggire al caldo e alla folla insieme, conviene guardare altrove.

Il Lago di Sorapis, raggiungibile in circa due ore di cammino da Passo Tre Croci sopra Cortina d'Ampezzo, ha lo stesso colore turchese lattiginoso di Braies — dato dalle farine di roccia dolomitica in sospensione — ma un sentiero più impegnativo, con un tratto attrezzato con cavo metallico, che filtra naturalmente il turismo di massa. Il Lago Federa, sotto le Cinque Torri, è invece adatto anche a famiglie abituate a camminare, con vista diretta sul Pelmo e sull'Antelao. Chi cerca ancora meno gente può puntare sul Lago di Landro, in Val di Landro: quasi sempre ignorato da chi si ferma solo a Braies, pur distando pochi chilometri.

Alpi Lombarde e Piemontesi: le quote alte fuori dai radar

Se le Dolomiti attirano il grosso del turismo da fuga-dal-caldo, la Valmalenco e l'Alta Val d'Ossola restano relativamente tranquille anche ad agosto. Il Lago Palù, sopra Chiesa in Valmalenco, si raggiunge in meno di un'ora da un parcheggio a milleottocento metri ed è gestibile anche da chi non fa trekking regolarmente. Più impegnativo, ma spettacolare, il giro dei laghi che tocca il Rifugio Longoni, sospeso su una conca glaciale che d'estate resta verde e fredda anche a ferragosto.

In Piemonte, la zona di Alagna Valsesia e il Parco Nazionale del Gran Paradiso offrono un'alternativa concreta a chi vuole vedere ghiacciai senza affrontare la folla del versante valdostano del Monte Bianco. Il Rifugio Città di Mantova, sopra Alagna, guarda direttamente la parete est del Monte Rosa ed è raggiungibile con una camminata di circa tre ore da Piani Alti di Otro. D'estate, con temperature diurne che raramente superano i sedici-diciotto gradi, è uno dei pochi posti in Italia dove a ferragosto si dorme sotto il piumino. Il Parco del Gran Paradiso, dal canto suo, conserva una fauna alpina — stambecchi, camosci, marmotte — che negli ultimi decenni si è quasi abituata alla presenza degli escursionisti, al punto che incontrarli lungo il sentiero che sale al Rifugio Vittorio Sella non è affatto raro. Il rifugio, gestito dal CAI di Biella, si trova a duemiladuecentotrenta metri in un anfiteatro di rocce e nevai perenni, e la sera, quando il sole scende dietro le creste, la temperatura crolla abbastanza in fretta da rendere necessario il piumino anche per chi è arrivato in maglietta. Da qui, con una tappa in più, si può proseguire verso il Rifugio Vittorio Emanuele II, base di partenza per chi tenta la vetta del Gran Paradiso, unico quattromila interamente italiano.

Come funziona un rifugio (e perché conviene prenotare con settimane di anticipo)

Un rifugio alpino non è un albergo con posti illimitati: i più frequentati delle Dolomiti — Vandelli, Locatelli, Lavaredo — hanno tra i trenta e i sessanta posti letto in camerate condivise e ad agosto si esauriscono nel giro di pochi giorni dall'apertura delle prenotazioni. La mezza pensione, cena più pernottamento più colazione, costa in media tra i cinquanta e i settanta euro a persona, con uno sconto di solito attorno ai cinque euro per i soci del Club Alpino Italiano. Bisogna che tu prenoti con almeno tre-quattro settimane di anticipo se punti a un weekend di luglio o agosto in uno dei rifugi più noti, mentre nei giorni feriali si trova posto spesso anche last minute, tramite il sito Rifugi.it o direttamente al telefono.

Un dettaglio che pochi sanno prima di partire: molti rifugi non accettano carte di credito, solo contanti o bancomat locale — utile saperlo prima di arrivare senza contanti a duemilacinquecento metri, quando il bancomat più vicino è a due ore di cammino.

Logistica pratica: orari, acqua ed equipaggiamento

Partire presto non è un consiglio da manuale, è una necessità: i temporali pomeridiani in montagna si formano quasi con puntualità svizzera tra le tredici e le sedici, soprattutto a fine luglio e agosto, e su un sentiero esposto sopra i duemila metri un fulmine non perdona. Meglio essere in vetta o al rifugio entro mezzogiorno e scendere nelle prime ore del pomeriggio.

  • Scarponcini con suola Vibram, non scarpe da ginnastica: i sentieri dolomitici alternano ghiaino e roccia levigata dove si scivola facilmente
  • Almeno un litro e mezzo d'acqua a persona per un'escursione di quattro-cinque ore, perché le fontane in quota non sono garantite
  • Una giacca a vento anche a luglio, perché il vento di cresta abbassa la temperatura percepita di parecchi gradi rispetto al fondovalle
  • Crema solare ad alta protezione, perché a duemila metri i raggi UV colpiscono con un'intensità che in pianura non si sperimenta

Chi soffre di vertigini dovrebbe informarsi prima sul tipo di sentiero: il Lago di Sorapis, per fare un esempio concreto, ha un tratto attrezzato su uno strapiombo che mette in difficoltà anche camminatori esperti.

Chi non vuole guidare fino al passo può appoggiarsi alla rete di autobus SAD, che nei mesi estivi collega Cortina d'Ampezzo al Passo Tre Croci con corse ogni ora tra le sette e le diciotto: una soluzione utile per chi soggiorna in valle senza auto o vuole evitare il parcheggio a pagamento del passo, che a fine luglio si riempie già entro le nove del mattino. Per la Valmalenco e Alagna, invece, l'auto resta quasi obbligatoria: i collegamenti pubblici verso i parcheggi di quota esistono ma con corse ridotte, due o tre al giorno, pensate più per i residenti che per gli escursionisti di passaggio.

Quando partire: la finestra stretta tra neve e temporali

La stagione utile per i rifugi in quota nelle Dolomiti e sulle Alpi occidentali è più corta di quanto si pensi: la maggior parte apre tra fine giugno e i primi di luglio, quando la neve residua libera finalmente i sentieri sopra i duemilacinquecento metri, e chiude tra metà settembre e i primi di ottobre. Luglio resta il mese più affollato nei rifugi più noti, agosto il più caldo anche in quota nelle giornate senza vento. Punta sulla seconda metà di giugno o sulla prima metà di settembre: meno gente, temperature comunque fresche, laghi ancora alimentati dallo scioglimento della neve e quindi più pieni e più limpidi.

Settembre, in particolare, premia chi cerca tranquillità: le scuole sono ricominciate, i rifugi tornano silenziosi, i colori dei larici iniziano a virare al dorato, e l'acqua dei laghi — più fredda ma ancora balneabile per chi ha coraggio — riflette un cielo che ad agosto, tra foschia e calura, raramente si vede così nitido.