Estate

Gole, cascate e piscine naturali: dove fare il bagno in acqua dolce quest'estate

Quando il mare diventa un tappeto di ombrelloni, cinque gole e canyon italiani offrono acqua gelida, silenzio e permessi da conoscere prima di partire.

Gole, cascate e piscine naturali: dove fare il bagno in acqua dolce quest'estate

Sono le tre del pomeriggio di un giorno di fine luglio, il termometro sulla costa ionica segna trentotto gradi e le spiagge di Sibari sono un tappeto di ombrelloni attaccati l'uno all'altro. A due passi da lì, dentro le pareti di roccia calcarea delle Gole del Raganello, l'acqua che scorre attorno alle caviglie di chi cammina in acqua non supera i quindici gradi, e il sole arriva solo a tratti, filtrato da pareti alte anche cinquanta metri. È un altro tipo di estate italiana, quella che si vive dentro le gole, i canyon e le forre scavate nei millenni dai torrenti di montagna: niente lettini, niente musica dagli altoparlanti, solo il rumore dell'acqua che rimbalza sulla roccia. Negli ultimi anni sempre più italiani stanno riscoprendo questi luoghi, non come ripiego last-minute quando il mare è pieno, ma come meta a sé, da programmare con permessi, orari e attrezzatura giusta. Qui sotto cinque gole e canyon d'Italia dove il bagno si fa in acqua dolce, gelida e trasparente, con le regole pratiche per arrivarci senza rischi.

Le Gole del Raganello, il canyon più selvaggio della Calabria

Le Gole del Raganello tagliano in due il versante calabrese del Parco Nazionale del Pollino, tra i comuni di Civita e San Lorenzo Bellizzi, e sono il canyon più lungo e più profondo della regione. Si cammina dentro l'alveo del torrente, con l'acqua che sale fino alla vita nei tratti più stretti, tra pareti di roccia calcarea levigate da millenni di erosione e gallerie naturali che si aprono all'improvviso sopra la testa. Fino al 2018 si poteva entrare in autonomia; dopo l'alluvione lampo di quell'estate, che causò diverse vittime tra gli escursionisti sorpresi dalla piena improvvisa, l'accesso alla gola è stato regolamentato e oggi richiede una guida autorizzata del Parco del Pollino, prenotabile tramite le cooperative locali di Civita. È una restrizione che vale la pena rispettare: il Raganello resta un torrente capace di trasformarsi in pochi minuti, e le guide leggono le previsioni e il livello dell'acqua meglio di qualsiasi app. Conviene prenotare l'escursione di mezza giornata, quella che arriva fino al ponte del Diavolo, piuttosto che l'itinerario integrale riservato a chi ha già esperienza di torrentismo.

Le Gole dell'Alcantara, tra Sicilia e colonne di lava

Otto minuti a piedi bastano per passare dal parcheggio asfaltato a un canyon di basalto colonnare vecchio ottomila anni.

Le Gole dell'Alcantara si trovano nel territorio di Motta Camastra, in provincia di Messina, dove il fiume che le attraversa ha eroso colate di lava scese dal versante nord dell'Etna in epoca preistorica. Il contatto tra la lava incandescente e l'acqua fredda ha raffreddato la roccia così in fretta da generare colonne verticali, alcune alte trenta metri, disposte a raggiera o impilate come cataste di legna: un fenomeno geologico che altrove si vede solo in Islanda o in Irlanda. Si accede in due modi: la scalinata comunale, due euro a persona nel 2026, oppure il Parco Botanico e Geologico con ascensore, docce e area picnic, che sale fino a tredici-quindici euro nei pacchetti più completi. Da evitare, se possibile, i weekend di luglio e agosto: le temperature dentro la gola possono sfiorare i trentasei gradi e le code per l'ascensore superano l'ora; maggio, giugno o le prime settimane di settembre restituiscono lo stesso spettacolo con un decimo della folla. Il parco chiude comunque da fine ottobre a metà aprile, quindi per chi legge questo articolo in piena estate la finestra buona è già adesso, nelle prime ore del mattino. Chi viaggia con bambini piccoli troverà utile anche lo Spray Park a cinquecento metri dall'ingresso principale, anche se il biglietto non è incluso in quello del parco geologico.

Le Gole del Sagittario, la riserva WWF che pochi conoscono in Abruzzo

In Abruzzo, tra i comuni di Anversa degli Abruzzi, Villalago e Cocullo, il fiume Sagittario ha scavato in milioni di anni una gola calcarea che dal 1991 è Oasi WWF e dal 1997 Riserva Naturale Regionale. I 450 ettari della riserva vanno dai cinquecento metri del fondovalle ai millecinquecento di Pizzo Marcello, con un dislivello che ospita insieme la faggeta d'alta quota e la macchia mediterranea più in basso, oltre a una fauna che include l'orso bruno marsicano, il lupo e l'aquila reale. Il punto di partenza più comodo è il parcheggio gratuito di Cavuto, a cinque chilometri dall'uscita di Cocullo sulla A25, da cui parte anche il giardino botanico alle sorgenti, aperto dal 1999 in collaborazione tra il Comune e il WWF. La rete di sentieri misura circa trenta chilometri e tocca il lago di San Domenico, un bacino artificiale color smeraldo creato nel 1929 con la diga sul fiume, dove il bagno è consentito nelle aree libere lungo la riva, mentre nei tratti più incassati della gola conviene limitarsi a osservare l'acqua dall'alto dei sentieri. Meglio arrivare presto, entro le nove del mattino: il parcheggio di Cavuto è piccolo e nei weekend di luglio si riempie prima delle dieci.

L'Orrido di Botri, in Toscana, il canyon che si visita col casco

Nel cuore della Garfagnana, sopra Bagni di Lucca, la Riserva Naturale Statale dell'Orrido di Botri è probabilmente il posto più regolamentato di questa lista, e proprio per questo uno dei meglio conservati. La gestiscono i Carabinieri Forestali di Lucca, che aprono il percorso solo da metà giugno a metà settembre, tutti i giorni dalle nove alle diciotto, e distribuiscono all'ingresso di Ponte a Gaio un biglietto gratuito da conservare per l'intera visita insieme a un documento d'identità. Casco protettivo e scarpe da trekking sono obbligatori, i cani non sono ammessi nell'alveo del torrente, ed è vietato portare radio o riprodurre musica: la riserva protegge una delle poche zone della Toscana dove sopravvive ancora una vegetazione relitta risalente all'ultima glaciazione. Il percorso autorizzato arriva fino alla località Salto dei Becchi, un'ora e mezza di cammino tra guadi e passaggi stretti, e altrettanto per il ritorno; in caso di pioggia o rischio temporali i Carabinieri interrompono le visite senza preavviso, perché la gola può riempirsi d'acqua in pochi minuti. Non è un posto per chi ha fretta o per bambini sotto i quattro anni, che restano esclusi dall'ingresso, ma per chi cerca acqua gelida di sorgente e silenzio vero vale la deviazione dalla Versilia affollata.

Le Marmitte dei Giganti, il segreto del Piemonte in Val Formazza

Molto più a nord, al confine con la Svizzera, il fiume Toce ha scolpito nella roccia della Val Formazza una serie di vasche circolari note come Marmitte dei Giganti, raggiungibili in una decina di minuti di cammino dal parcheggio di Premia o di Maiesso. Sono cavità scavate dai ciottoli che per millenni hanno ruotato sul fondo del fiume, allargando il diametro delle buche fino a formare vere piscine naturali dall'acqua color smeraldo, incorniciate da gole strette e spiaggette di ghiaia. La corrente del Toce, però, resta forte e imprevedibile anche nei punti che sembrano più calmi, con vortici che si formano vicino alle pareti di roccia: meglio avvicinarsi con prudenza e rinunciare ai tuffi di testa, per quanto le fotografie online possano far pensare il contrario. L'anello completo tra gli orridi e le marmitte richiede circa due ore con soste fotografiche, e a pochi passi dall'area opera nella bella stagione un piccolo agrichiosco con gelati artigianali e granite al latte, utile per chi arriva con bambini. Poco più a valle si può poi raggiungere la Cascata del Toce, alta centoquarantatré metri e tra le più alte d'Europa, uno spettacolo che da solo giustifica il viaggio fin quassù anche per chi non entra in acqua.

Le regole pratiche prima di tuffarsi

Prima di improvvisare un bagno in un torrente di montagna in piena estate vale la pena tenere a mente qualche regola, perché l'acqua dolce di sorgente si comporta in modo molto diverso dal mare. La temperatura, anche a fine luglio, resta spesso tra i dodici e i sedici gradi, ed entrare di getto dopo ore al sole può causare quello che i medici chiamano shock termico, con crampi improvvisi e difficoltà respiratoria: molto meglio bagnarsi gradualmente, partendo dai polsi e dalla nuca. Le gole calcaree e i canyon stretti sono inoltre soggetti a piene improvvise anche con cielo sereno, se un temporale scoppia a monte a chilometri di distanza; per questo conviene sempre controllare le previsioni della zona specifica, non quelle generiche della provincia, e rinunciare all'escursione se ci sono allerte meteo, anche solo gialle. Le scarpe da trekking con suola in gomma battono sempre le infradito sulle rocce levigate e scivolose, e uno zaino stagno protegge telefono e documenti negli attraversamenti più profondi. Nelle riserve naturali come Botri o il Sagittario vale la regola più semplice di tutte: non si portano via sassi, non si lascia nulla a terra, non si usano altoparlanti, e si rispettano gli orari fissati dagli enti gestori anche quando il cancello sembra aperto. Un'ultima cosa, forse la più trascurata: i tuffi in punti sconosciuti restano la causa più comune di infortunio in questi ambienti, perché la profondità dell'acqua cambia da un anno all'altro con il trasporto di sabbia e detriti, quindi meglio scendere sempre con i piedi e mai a testa in giù finché non si conosce bene il fondale.

Tra le cinque, se dovessi sceglierne una sola per un weekend di fine luglio, punterei sul Sagittario: meno noto rispetto alle Gole dell'Alcantara, meno regolamentato rispetto a Botri, e abbastanza vicino a Roma da starci dentro in giornata senza svegliarsi all'alba. Ma la soddisfazione più grande, in questi luoghi, arriva sempre nello stesso momento: quando il rumore delle auto sparisce del tutto e resta solo l'acqua che scorre tra le pareti di roccia, gelida sulle caviglie, mentre in spiaggia, in fondo alla valle, qualcuno sta ancora litigando per un ombrellone.