Alle sette del mattino la Val Venosta è ancora avvolta nella foschia, e il primo tratto della ciclovia costeggia meli in fiore tardivo che profumano l'aria fresca delle Alpi. A quell'ora, sulla pista che scende da Resia verso Malles, si incrociano più aironi che automobili. È un'immagine lontanissima da quella che, nello stesso momento, si vive sulla statale 16 all'altezza di Rimini, dove le code per la spiaggia iniziano già prima delle nove. Il cicloturismo estivo in Italia funziona proprio per questo scarto: mentre il traffico costiero si ammassa lungo pochi chilometri di litorale, decine di ciclovie attraversano il paese quasi vuote, spesso più fresche e più economiche di una settimana al mare.
Perché luglio è il mese giusto, se si sceglie il percorso giusto
Conviene sfatare subito un'idea diffusa: pedalare in Italia a luglio non significa necessariamente soffrire il caldo. Le ciclovie che seguono fiumi, ex ferrovie o canali di bonifica restano quasi sempre più fresche di due o tre gradi rispetto alla strada asfaltata più vicina, grazie all'ombra degli alberi e all'evaporazione dell'acqua. Se non hai mai pedalato all'alba lungo un fiume, comincia proprio da lì: la luce di quell'ora, quando il sole non ha ancora scaldato l'aria, ripaga da sola la sveglia presto. Meglio partire tra le sei e le sette, e fermarsi già a metà mattina nelle ore più calde, riprendendo poi nel tardo pomeriggio quando la luce si allunga fino alle nove. Da evitare, invece, i tratti collinari esposti a sud tra le dodici e le sedici: in Val d'Orcia o in Puglia l'asfalto in quelle ore supera facilmente i 45 gradi e il rischio di colpo di calore è reale, non un'esagerazione da opuscolo turistico. E se porti con te un bambino o un ciclista poco allenato, calcola sempre una tappa più corta di quella che pensi: meglio arrivare a destinazione con energie di riserva che dover chiamare un taxi per gli ultimi dieci chilometri. Un consiglio che vale per qualsiasi itinerario, non solo per i principianti: controlla il meteo la sera prima e non fidarti solo dell'app, perché nelle vallate alpine il tempo cambia più in fretta di quanto dicano le previsioni generali.
Chi non possiede una bicicletta da viaggio non deve necessariamente comprarla. In quasi tutte le località di partenza delle ciclovie principali esistono negozi che noleggiano bici da trekking a partire da 15-18 euro al giorno e e-bike a pedalata assistita tra 25 e 35 euro, cauzione compresa tra 100 e 300 euro a seconda del modello. Le catene locali come Rent a Bike in Val Venosta o i punti noleggio convenzionati con Trenitalia nelle stazioni più grandi permettono anche di riconsegnare il mezzo in una città diversa da quella di partenza, il cosiddetto noleggio one-way, molto comodo per chi percorre un'intera ciclovia in una direzione sola senza dover tornare indietro in bicicletta.
Via Claudia Augusta: dalle Alpi al Po in bicicletta
La Via Claudia Augusta ricalca in gran parte un'antica strada romana e collega il Passo Resia, al confine con l'Austria, fino a Ostiglia sul Po e poi, per chi vuole proseguire, fino all'Adriatico. Il tratto altoatesino, quello che passa per Merano e Bolzano lungo la ciclabile della Val Venosta, è probabilmente il più bello e il più frequentato: 80 chilometri quasi interamente in leggera discesa, con meleti, castelli e ruscelli alpini a ogni curva. Da Bolzano in poi il percorso scende verso Trento seguendo l'Adige, poi attraversa la pianura padana tra Verona e Mantova fino a Ostiglia, in un paesaggio molto più agricolo e assolato. Puoi affrontare l'intero tracciato in cinque o sei giorni pedalando con calma, oppure limitarti al solo tratto altoatesino in un lungo weekend, e in entrambi i casi troverai la segnaletica tra le più curate d'Italia, con cartelli chilometrici e mappe dettagliate a ogni bivio. Ricorda però che il paesaggio cambia radicalmente lungo il percorso: le montagne della Val Venosta lasciano il posto, dopo Trento, a una pianura più calda e meno riparata, dove conviene coprire i chilometri più lunghi nelle prime ore del mattino. Chi arriva da fuori regione può anche spedire i bagagli pesanti da un albergo all'altro tramite i servizi di trasporto bagagli attivi su tutta la tratta altoatesina, un dettaglio che pochi conoscono ma che alleggerisce parecchio la pedalata quotidiana.
Gli alloggi lungo la tratta alpina sono pensati apposta per i ciclisti: molti Gasthof e agriturismi della Val Venosta offrono la mezza pensione a 40-55 euro a persona, con deposito bici sorvegliato, lavanderia per l'abbigliamento tecnico e la colazione servita già alle sei per chi vuole partire presto. Sul tratto padano, tra Verona e Ostiglia, i prezzi scendono a 30-40 euro ma i servizi dedicati ai ciclisti sono meno diffusi, quindi conviene prenotare con qualche giorno di anticipo nei mesi di luglio e agosto, quando la domanda sale.
L'autonomia dichiarata delle e-bike a noleggio, di solito intorno agli 80 chilometri, si dimezza facilmente se si affrontano i tornanti della Val Venosta con lo zaino pieno e le borse laterali cariche: chi pianifica una tappa lunga farebbe bene a individuare in anticipo i punti di ricarica, quasi sempre presenti nei rifugi e negli agriturismi convenzionati, oppure a scegliere una batteria di riserva a noleggio, disponibile in alcuni negozi per 10-12 euro al giorno.
Ciclovia dell'Adige: quattrocento chilometri sempre accanto all'acqua
Meno nota della Via Claudia Augusta ma altrettanto piacevole, la Ciclovia dell'Adige segue il fiume quasi ininterrottamente dal Passo Resia fino a Verona e, negli ultimi tratti completati, verso Chioggia sulla costa adriatica. Il vantaggio, rispetto ad altri itinerari, è che il fiume garantisce ombra parziale e un costante refrigerio anche nelle giornate più calde: pedalare lungo l'argine con l'acqua a fianco fa una differenza di temperatura percepibile, soprattutto nel tratto tra Trento e Verona.
Bisogna che chi sceglie questa ciclovia in piena estate controlli sempre le previsioni meteo alpine prima di partire, perché i temporali pomeridiani nella zona di Bolzano e Merano possono essere improvvisi e violenti, con innalzamento rapido del livello dei torrenti laterali. Non è un rischio da sottovalutare: nel tratto trentino alcuni sottopassi si allagano in pochi minuti durante i rovesci estivi più intensi, e le autorità locali chiudono temporaneamente la pista finché l'acqua non defluisce.
Un dettaglio che pochi considerano
Il vento.
Chi pedala verso sud, da Resia a Verona, ha quasi sempre il vento a favore nelle ore centrali della giornata, perché l'aria calda della pianura risale la valle richiamando quella più fresca delle Alpi. Pianificare l'itinerario in questa direzione, anziché al contrario, può fare risparmiare energie preziose su una tratta di più giorni.
Ciclovia dell'Acqua: il Delta del Po e le Valli di Comacchio
Per chi cerca un'esperienza completamente diversa, piatta e senza un solo strappo in salita, la Ciclovia dell'Acqua che collega Ferrara a Comacchio attraverso le valli del delta del Po è probabilmente l'itinerario più rilassante d'Italia. Si pedala su argini e strade sterrate ben battute, tra risaie, saline e canneti dove nidificano aironi rosa e garzette, con soste possibili nei punti di osservazione ornitologica gestiti dal Parco del Delta del Po.
A Comacchio molte cooperative locali propongono pacchetti che combinano il noleggio della bicicletta con un'escursione in barca tra i canali storici, a partire da circa 25 euro a persona per mezza giornata. Gli agriturismi della zona, spesso ricavati da vecchie case dei pescatori, offrono camere doppie a 60-80 euro a notte con colazione a base di prodotti locali, comprese le celebri anguille marinate della tradizione comacchiese.
Puglia in bicicletta: la ciclovia dell'Acquedotto Pugliese
Meno conosciuta ma in rapida crescita, la ciclovia che ricalca il vecchio tracciato dell'Acquedotto Pugliese collega l'entroterra murgiano fino a Bari, attraversando uliveti secolari, masserie fortificate e muretti a secco per oltre 500 chilometri complessivi, anche se non tutti i tratti sono asfaltati o segnalati allo stesso modo. Il fondo sterrato di alcune sezioni tra Santeramo e Gioia del Colle richiede una bici da trekking con copertoni robusti, non certo una city bike da passeggio urbano.
In Puglia, più che altrove, conta l'orario di partenza: meglio muoversi tra le sei e le dieci del mattino, fermarsi nelle masserie per il pranzo lungo e riprendere solo dopo le diciassette. Molte masserie ricettive offrono camere doppie tra 70 e 95 euro a notte, con deposito bici e a volte anche un piccolo laboratorio attrezzato per riparazioni di emergenza, utile perché lungo i tratti più isolati dell'entroterra non ci sono negozi di ciclismo per decine di chilometri.
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Il treno resta l'alleato più pratico
Per raggiungere il punto di partenza senza percorrere in auto centinaia di chilometri con la bici sul portapacchi, Trenitalia trasporta le biciclette gratuitamente sui treni Regionali, purché si acquisti il biglietto bici da 3,50 euro; sugli Intercity serve invece la prenotazione del posto bici, quando disponibile, mentre sui Frecce il trasporto è ammesso solo per bici smontate e chiuse in una sacca. Chi pianifica un itinerario di più giorni fa bene a verificare in anticipo, sull'app Trenitalia, quali treni della tratta prescelta abbiano effettivamente posti bici liberi: nei weekend di luglio si esauriscono in fretta, soprattutto sulla linea del Brennero.
Qualche regola di sicurezza da non ignorare
Il Codice della Strada non obbliga gli adulti a indossare il casco sulle piste ciclabili, ma lo raccomanda vivamente, soprattutto sui tratti con e-bike dove le velocità medie sono più alte rispetto a una bicicletta tradizionale. Al calare della sera diventa invece obbligatorio l'uso di luci anteriori e posteriori funzionanti, e sui tratti che condividono la carreggiata con il traffico locale è opportuno indossare un giubbotto o delle bretelle catarifrangenti, reperibili in qualsiasi negozio di articoli sportivi per pochi euro.
Portare sempre almeno due litri d'acqua a persona, una crema solare ad alta protezione e un kit minimo di riparazione, camera d'aria compresa: molti tratti rurali, specialmente in Puglia e nel delta del Po, non hanno copertura telefonica costante, e restare fermi con una gomma bucata a metà pomeriggio sotto il sole non è un'esperienza che si dimentica facilmente.
Verso le otto di sera, quando il caldo cede e la luce si fa lunga e dorata sui filari degli uliveti o sugli argini del Po, la stanchezza delle gambe passa in secondo piano rispetto al silenzio delle strade: niente clacson, niente code, solo il rumore delle ruote sulla ghiaia e il canto delle cicale che si spegne piano.