C'è un punto preciso, salendo da L'Aquila verso l'altopiano di Campo Imperatore, in cui il telefono smette di prendere e tu smetti di guardarlo. Succede dalle parti di Santo Stefano di Sessanio, a poco più di 1.250 metri, dove la pietra calcarea dei muri ha lo stesso colore della terra. Da qui parte un giro che faccio quasi ogni estate: tre giorni a piedi tra borghi semivuoti, senza dover prenotare nulla con mesi di anticipo e senza pagare il conto turistico delle mete più gettonate.
Non è il cammino più famoso d'Italia, e va benissimo così. È l'entroterra del Gran Sasso, quello che la maggior parte della gente attraversa in macchina senza fermarsi.
Perché proprio questa zona
L'Appennino abruzzese ha un vantaggio che pochi altri posti offrono: borghi medievali rimasti quasi intatti perché per decenni nessuno li ha voluti. Lo spopolamento degli anni Sessanta e Settanta li ha svuotati, e questo paradossalmente li ha salvati dalla cementificazione. Oggi alcuni si stanno ripopolando grazie all'albergo diffuso — un'idea nata proprio a Santo Stefano, dove l'imprenditore Daniele Kihlgren comprò mezzo paese all'inizio degli anni Duemila per recuperarlo senza stravolgerlo.
Il risultato è che cammini per ore tra faggete, pascoli e mura di pietra a secco e incontri più cavalli bradi e mucche che persone. A fine giugno l'altopiano è verde, le orchidee selvatiche sono dappertutto e di sera serve comunque il pile: a 1.500 metri anche d'estate la temperatura cala di colpo.
Giorno 1 — Santo Stefano di Sessanio
Si arriva in auto da L'Aquila (circa 40 minuti) oppure, se non guidi, con il pullman della TUA Abruzzo che da L'Aquila sale verso i paesi dell'altopiano: corse limitate, quindi controlla gli orari sul sito della società prima di partire, perché nel fine settimana cambiano. Il biglietto costa pochi euro, intorno ai 3-4 €, ma il vero limite è la frequenza, non il prezzo.
Santo Stefano si gira a piedi in un'ora, ma il punto non è "vederlo": è restarci. La Torre Medicea, crollata col terremoto del 2009, è stata ricostruita pietra su pietra e riaperta nel 2021 — vale la salita anche solo per il colpo d'occhio sull'altopiano. Per dormire, l'albergo diffuso Sextantio è un'esperienza a sé, ma il conto è alto: una camera doppia parte facilmente da 200-250 € a notte. Se il budget è più terreno, nei dintorni trovi B&B e affittacamere tra i 60 e i 90 € a notte per due persone.
La sera, cerca i pizzichi (i celebri ceci di Santo Stefano, presidio Slow Food) e la pecora alla cottora. Un piatto di legumi qui non è un contorno: è il motivo per cui il paese esisteva.
Cosa mettere nello zaino
- Scarpe da trekking già rodate, non nuove di scatola
- Almeno un litro e mezzo d'acqua a testa: le fontane ci sono ma non sempre sul percorso
- Uno strato caldo anche se la giornata parte a 25 gradi
- Contanti: in molti rifugi e bar di paese il POS è un optional
Giorno 2 — verso Rocca Calascio
Questa è la tappa che ti porti a casa. Da Santo Stefano un sentiero ben segnato (la segnaletica del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è in buono stato) scende e risale fino a Calascio, e da lì sali alla rocca. Sono circa quattro ore di cammino con qualche saliscendi, niente di tecnico, ma con il sole battente dell'altopiano si sentono tutte.
Rocca Calascio, a 1.460 metri, è una delle fortezze più alte d'Italia. L'hai già vista anche se non lo sai: ci hanno girato pezzi di Ladyhawke e The American. L'ingresso al recinto della rocca costa pochi euro (intorno ai 2 €), e poco sotto c'è la chiesetta ottagonale di Santa Maria della Pietà che da sola vale la deviazione. Al tramonto la pietra diventa arancione e il vento non smette mai: portati la giacca anche a luglio.
Per la notte conviene fermarsi a Calascio paese, sotto la rocca, dove qualche struttura offre camere doppie tra i 55 e i 80 €. Mangia gli arrosticini — gli spiedini di pecora — fatti sulla brace vera, non quelli da fiera. Una dozzina costa pochi euro e qui sono una religione.
Giorno 3 — Castel del Monte e il rientro
L'ultima tappa è Castel del Monte (da non confondere con l'omonimo castello pugliese di Federico II). È un borgo pastorale arroccato, con vicoli coperti, sottopassi e gli "sporti" — gli archi che uniscono le case sopra la strada. Qui ad agosto si tiene La Notte delle Streghe, una rievocazione molto sentita, ma a giugno il paese è tranquillo e te lo godi senza ressa.
Da Santo Stefano o da Calascio si arriva a piedi in mezza giornata seguendo i sentieri dell'altopiano, oppure in auto in venti minuti. Da Castel del Monte, se hai lasciato la macchina a Santo Stefano, il modo più comodo per chiudere l'anello è tornare sui propri passi o organizzarsi con un passaggio: i mezzi pubblici qui sono pochissimi e questo è l'unico vero punto debole del giro.
Quanto costa davvero, in sintesi
- Due notti in B&B di paese (camera doppia): circa 120-170 € in due
- Cene tipiche con arrosticini, legumi e un bicchiere di Montepulciano: 20-30 € a testa a sera
- Ingressi (Torre Medicea, recinto Rocca Calascio): meno di 10 € in tutto
- Trasporti pubblici se non guidi: pochi euro, ma vincolati a orari rigidi
In tre giorni, mangiando bene e dormendo decentemente, si sta sotto i 200 € a persona. Per un weekend di montagna in Italia non è poco, ma neanche tanto, e soprattutto non paghi la fila.
Due cose da sapere prima di partire
La prima: questo è territorio di Parco Nazionale, quindi niente fuochi, niente raccolta di fiori e attenzione ai cani da pastore, gli abruzzesi bianchi, che proteggono le greggi. Se incontri un branco con il cane, fermati, non agitarti e aggiralo con calma — è lui che fa il suo lavoro, non tu il turista.
La seconda: il meteo cambia in fretta. D'estate i temporali di calore arrivano nel pomeriggio, spesso dopo le tre. Parti presto, chiudi le tappe entro l'ora di pranzo quando puoi, e se vedi i cumuli gonfiarsi sul Corno Grande, scendi. L'altopiano è splendido proprio perché è selvatico, e selvatico vuol dire che decide lui, non tu.
Tornerai a casa con le gambe stanche, le scarpe impolverate e quella sensazione rara di aver visto un pezzo d'Italia che somiglia ancora a sé stesso.