A meno di due ore da Roma c'è un angolo di Lazio che molti romani stessi conoscono poco: la Tuscia viterbese, terra di tufo, calanchi e borghi etruschi. Il simbolo è Civita di Bagnoregio, la città che muore, ma intorno c'è tutto un mondo da girare in un weekend d'autunno, quando i ponti affollati sono ancora lontani.
Civita, fragile e teatrale
Civita si raggiunge solo a piedi, su un lungo ponte pedonale sospeso sopra i calanchi che la stanno lentamente erodendo. Da qui il nome. Dentro vivono pochissime persone: una piazza, una chiesa, qualche osteria, gatti. Vai presto al mattino o nel tardo pomeriggio per evitare i gruppi e cogliere la luce migliore.
Gli altri borghi del tufo
- Calcata: arroccato sulla roccia, ex paese abbandonato rinato come borgo di artisti e botteghe.
- Celleno: il borgo fantasma, evacuato per le frane, oggi visitabile.
- Bomarzo: il Parco dei Mostri, giardino cinquecentesco di sculture grottesche, surreale soprattutto fuori stagione.
Acqua e relax
La Tuscia è anche terra termale: le pozze gratuite del Bullicame e le piscine del Bagnaccio, vicino Viterbo, sono perfette per chiudere la giornata immersi nell'acqua calda mentre fa freddo.
Pratico
- Per Civita si paga un biglietto d'ingresso al ponte: pochi euro che servono alla manutenzione.
- Scarpe chiuse: terreno di tufo, polveroso d'estate e fangoso dopo le piogge.
- A tavola: lombrichelli (pasta locale fatta a mano), acquacotta, fagioli del purgatorio di Gradoli.
La Tuscia d'autunno è un viaggio nel tempo profondo, etrusco e medievale, a un passo dalla Capitale ma in un altro ritmo.