Abruzzo

Il Parco Nazionale d'Abruzzo a settembre: nebbia, faggete e i borghi che tornano silenziosi

Quando i turisti d'agosto se ne vanno, il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ritrova il suo ritmo: sentieri liberi, prezzi più bassi e l'orso marsicano che si lascia vedere all'alba.

Il Parco Nazionale d'Abruzzo a settembre: nebbia, faggete e i borghi che tornano silenziosi

A fine settembre, nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, la nebbia scende dalle faggete verso le nove del mattino e resta sospesa sui prati fino a quando il sole non riesce a bucarla del tutto. Chi arriva da Pescasseroli con l'idea di un'escursione veloce si ritrova spesso a rallentare il passo, non per la fatica ma perché il bosco, in questo periodo, sembra chiedere silenzio. Le faggete che d'estate erano piene di comitive rumorose adesso appartengono a chi cammina piano, ascolta i richiami dei cervi in amore e si ferma senza fretta davanti a un ruscello che d'agosto era secco. È il momento in cui il parco più antico d'Italia, fondato nel 1922, smette di essere una cartolina e torna a essere quello che era prima del turismo di massa: un pezzo di Appennino centrale dove l'orso marsicano ha ancora spazio per nascondersi. Conviene arrivarci proprio adesso, tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre, quando le foglie dei faggi passano dal verde cupo al ruggine e i prezzi delle camere crollano rispetto ad agosto.

Chi ha già visitato Scanno d'inverno per la neve conosce l'Abruzzo delle montagne innevate, ma il versante del Parco Nazionale a settembre è un'esperienza completamente diversa: meno spettacolare da fotografare, più interessante da vivere. Non aspettarti i colori accesi del New England — il foliage abruzzese è più trattenuto, fatto di ocra e bruno più che di rosso acceso — ma proprio questa sobrietà è la ragione per cui vale il viaggio.

Perché settembre cambia tutto nel Parco

Ad agosto il Parco Nazionale d'Abruzzo riceve code di auto sulla statale che porta a Pescasseroli e parcheggi pieni entro le nove del mattino ai principali punti di accesso. A settembre inoltrato la situazione si ribalta quasi completamente: i sentieri della Camosciara, che in piena estate richiedono la prenotazione online per i contingentamenti giornalieri, tornano accessibili con margine, e i centri visita di Pescasseroli e Civitella Alfedena passano da code di famiglie a manciate di escursionisti che sanno cosa cercano. Le guide del parco raccontano che proprio in questo periodo aumentano gli avvistamenti dell'orso marsicano nelle prime ore del mattino, quando l'animale scende verso le zone più basse per approfittare dei frutti selvatici prima dell'inverno: non è una garanzia, ma le probabilità sono più alte che a luglio. Il camoscio d'Abruzzo, che negli anni Ottanta rischiava l'estinzione e oggi conta diverse centinaia di esemplari reintrodotti anche sulla Maiella, si lascia osservare con più facilità sulle creste sopra Civitella Alfedena, dove il Centro Visita Faunistico ospita un'area di osservazione. C'è però un'eccezione a questo silenzio di settembre, ed è bene saperlo prima di prenotare: la prima domenica del mese Pescasseroli si riempie per la fiera del tartufo, con auto targate Roma che occupano ogni angolo del paese fino a sera.

Pescasseroli, Opi, Civitella Alfedena: dove dormire e quanto costa davvero

Pescasseroli resta il paese più attrezzato, con ristoranti aperti tutto l'anno e una piazza che a settembre torna a misura d'uomo, ma proprio per questo è anche il più caro e il più simile a un piccolo centro turistico generico. Una doppia in un B&B del centro costa in genere tra i 65 e i 90 euro a notte in bassa stagione, contro i 110-140 euro di agosto. Meglio spostarsi a Civitella Alfedena, che con i suoi vicoli in pietra e il lago sottostante mantiene ancora l'aspetto di un borgo pastorale: qui una camera in agriturismo scende spesso sotto i 60 euro, colazione inclusa, e il silenzio dopo le otto di sera è quasi assoluto. Opi, arroccato su uno sperone roccioso a metà strada tra i due, offre meno posti letto ma la vista più bella sulla valle del Sangro, soprattutto all'alba quando la nebbia riempie il fondovalle e il paese resta sospeso sopra di essa come un'isola. Da evitare, se l'obiettivo è la quiete, i pochi hotel con piscina coperta lungo la statale: sono pensati per le famiglie di agosto e a settembre restano mezzi vuoti, con un rapporto qualità-prezzo che non regge il confronto con un agriturismo vero.

Chi viaggia con un budget più ampio può prendere in considerazione il Rifugio Panoramico di Pescasseroli o le strutture diffuse intorno al Lago di Barrea, dove le tariffe per la mezza pensione partono da circa 45-55 euro a persona e includono piatti a base di prodotti locali. Il Lago di Barrea, un bacino artificiale creato negli anni Trenta sul fiume Sangro, a settembre si svuota dei pedalò estivi e torna a essere uno specchio d'acqua silenzioso circondato da boschi che iniziano a cambiare colore.

I sentieri di fine estate, dalla Camosciara alla Val di Rose

Il bosco a fine settembre profuma di terra bagnata, non di resina.

La Val di Rose, che parte da Civitella Alfedena e sale fino ai 2.000 metri circa dei Prati d'Angro, è probabilmente il sentiero più fotografato del parco e per una buona ragione: nei mesi estivi è tra i pochi tratti dove l'avvistamento del camoscio è quasi certo. Il percorso richiede circa cinque ore andata e ritorno e un buon allenamento, ma a settembre la temperatura più fresca rende la salita molto meno faticosa rispetto a luglio. La Camosciara, riserva integrale dal 1990 e cuore storico del parco, si visita invece con un anello più breve, tra due e tre ore, che tocca le celebri cascatelle e i punti panoramici verso le Valli Vaccareccia e Iannanghera: penso che sia il tratto più bello dell'intero parco a fine stagione, quando la luce bassa del pomeriggio filtra tra i faggi quasi orizzontalmente. Per chi cerca qualcosa di meno battuto, la Val Fondillo offre un bosco vetusto di faggi secolari, alcuni dei quali fanno parte del sito UNESCO delle faggete vetuste d'Europa dal 2017, e un sentiero pianeggiante adatto anche a chi non è un escursionista esperto.

Un consiglio pratico che vale la pena seguire: molti sentieri interni al parco restano soggetti a un numero massimo di accessi giornalieri anche a settembre, controllato tramite prenotazione sul portale ufficiale dell'Ente Parco. Non è un dettaglio burocratico da ignorare — arrivare senza prenotazione alla Camosciara in un weekend di sole può significare restare fuori, specialmente ora che la stagione della fiera del tartufo porta più visitatori del previsto per un fine settembre feriale.

Cosa mangiare tra faggete e pascoli

La cucina di montagna abruzzese a settembre si mangia meglio che in piena estate, quando i ristoranti dei paesi lavorano a ritmi da catena di montaggio per servire i gruppi. Nei mesi di transizione tornano nei menù piatti come la pecora al cotturo, cotta lentamente in paioli di rame secondo una ricetta pastorale antica, e i primi tartufi neri della stagione, cavati proprio tra i boschi intorno a Pescasseroli e Opi. La caciotta di Farindola, uno dei rari formaggi al mondo prodotti con caglio di stomaco di maiale invece che di vitello, si trova nei piccoli caseifici della zona a prezzi che raramente superano i 18-20 euro al chilo. Meglio evitare i ristoranti con menù turistico plastificato affacciati sulla piazza principale di Pescasseroli e cercare invece le trattorie di paese a Opi o Villetta Barrea, dove un pasto completo con vino di casa costa in media 25-30 euro a persona.

Come arrivarci senza auto (o quasi)

Raggiungere il parco senza automobile è possibile, anche se richiede più pazienza rispetto a una meta di mare. Da Roma Termini, un treno regionale Trenitalia porta ad Avezzano in circa un'ora e mezza per una decina di euro; da lì, i bus della linea ARPA collegano Avezzano a Pescasseroli in poco più di un'ora, con corse che diminuiscono di frequenza proprio a partire da settembre, quindi conviene controllare gli orari aggiornati prima di partire e non fare troppo affidamento sull'ultima corsa serale. Chi arriva dal versante molisano può invece appoggiarsi alla stazione di Castel di Sangro, ben collegata sulla linea Roma-Pescara-Sulmona, e da lì proseguire verso Civitella Alfedena in taxi o con i pochi bus locali. L'auto resta comunque la soluzione più comoda per muoversi tra i diversi paesi del parco in una giornata, ma chi si ferma in un solo borgo per tre o quattro notti può tranquillamente fare a meno di noleggiarla.

Chi torna da queste parti a fine settembre, dopo esserci stato in piena estate, fatica quasi a riconoscere gli stessi luoghi: la piazza di Pescasseroli senza fila davanti alla gelateria, la Camosciara senza gruppi organizzati che si superano sul sentiero, il lago di Barrea che restituisce il riflesso dei faggi invece delle grida dei bagnanti. Non è un parco più bello di quello di agosto — è semplicemente un parco che, per qualche settimana, torna a essere suo.